Decluttering

Il metodo per equilibrare l’ordine dell’ambiente con quello interiore

Oggi parliamo di una pratica molto diffusa negli ultimi anni: il decluttering dell’armadio. Letteralmente riguarda l’eliminazione di ciò che ingombra e dunque di tutte quelle pile di indumenti che da tempo non si usano più. Nasce a partire dalla tecnica del “Feng-shui” e arriva in Occidente grazie al libro “Via la polvere dalla casa e dalla mente” dell’autrice giapponese Karen Kingston, che diventa in poco tempo un best seller mondiale.

Un beneficio non solo pratico

“Non ho niente da mettermi”. Pronunciamo questa frase milioni di volte, in quanto spesso ci troviamo ad indossare sempre le solite cose, dimenticando in fondo ai cassetti capi che ormai non ci rappresentano più. Non li mettiamo, ma non riusciamo nemmeno a liberarcene perché magari prima o poi potrebbero servirci… E dunque accumuliamo, come se proprio quella camicetta a pois o quei pantaloni neri rappresentassero ricordi del nostro passato a cui altrimenti non avremmo più accesso. Se a questo aggiungiamo la scarsa voglia di passare un’intera giornata tra svuotare l’armadio e riflettere su cosa tenere e cosa no, allora non ne consegue altro se non sdraiarsi sul divano e guardare un film. Ma attenzione! Il decluttering non porta con sé solo benefici a livello pratico, ma anche a livello mentale. Per questo lo si consiglia sia nei cambi di stagione, che nei momenti di transizione o di svolta personale.

Il metodo Kondo

Secondo uno studio condotto presso l’Università del New Mexico, il disordine rende gli ambienti più sfavorevoli e complica la quotidianità in casa, andando a influenzare negativamente esperienze, sensazioni e situazioni. Ci impedisce infatti di trovare e di godere di quei capi che generano in noi ricordi positivi.

A tal proposito, la scrittrice Marie Kondo propone un metodo per equilibrare l’ordine dell’ambiente con quello interiore e superare l’attaccamento a ciò di cui non abbiamo più bisogno. La Kondo ci incoraggia ad uscire dalla nostra comfort zone, salutando e ringraziando le cose da cui non riusciamo a separarci. Un approccio distaccato, ma liberatorio, che permette di svincolarsi dal passato e guardare al futuro più leggeri e disponibili.

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