Adolescenti in bilico tra apatia e paura del fallimento
Apatia: stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico. È questa la realtà in cui oggi riversano gran parte degli adolescenti, una condizione d’immobilità e di rassegnazione, in cui ci si abbandona al “dolce non far niente”, che poi tanto dolce non è. Giovani uomini nel corpo di ragazzini che si trovano nel mondo quasi per sbaglio, incapaci di prendere in mano le loro vite. Allora li si incoraggia, li si sprona, aspettando che i bruchi si trasformino finalmente in farfalle. Ma d’altronde sono gli stessi bruchi che per anni non hanno avuto la possibilità di crescere e di sperimentare, bloccati in una stasi che nessuno aveva previsto e che ora sono incapaci di riabituarsi ad una realtà che non conoscevano fino in fondo.

Fin da bambini hanno collezionato sogni e ambizioni, che ora, ai loro occhi di giovani adulti, non sembrano essere più così facili da realizzare. E dunque hanno paura di fallire, di non trovare ciò che cercano, di non soddisfare le aspettative. E la paura diventa rabbia. La rabbia delusione. La delusione sconforto e apatia. Impotenti nel diventare ciò che vogliono essere, si adattano ad una società che invece di enfatizzare i singoli talenti e le diversità, li invita all’omologazione. E gli anni che dovrebbero essere caratterizzati da esplosività, irruenza e voglia di farcela diventano una lunga e tediosa attesa, in cui trascorrono le giornate tra il letto e il divano, aspettando di vivere una vita che li rappresenti.


Gli sdraiati, coloro che hanno abbandonato la posizione eretta. Così li definisce Michele Serra nel suo romanzo. Un racconto acuto e travolgente che, partendo dall’esperienza personale dell’autore, analizza il rapporto tra padri e figli adolescenti. Un rapporto decisamente cambiato nel corso del tempo, dove la figura del padre padrone e autoritario si sgretola, lasciando posto ad un genitore che non sa più come comportarsi. Un figlio che prende le sue sembianze, i suoi modi di fare, ma che allo stesso tempo è come un estraneo.
“Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi, gli ingombri dei corpi sono gli stessi.
“Gli sdraiati” – Michele Serra
L’amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non richiede capacità che non siano istintive. Anche un idiota o un cinico ne è capace. (…) È anni dopo, è quando tuo figlio (l’angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano. La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità… troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere.”
Un tentativo di sopravvivenza. Una ricerca di equilibrio. Un eretto che non può cadere e uno sdraiato che dovrebbe alzarsi. Così Serra racconta un legame segnato da conflitti, preoccupazioni, contestazioni. Un figlio che combatte l’apprensione con l’apatia e un padre, che al bisogno di spazio, risponde delimitando il perimetro. Forse l’apatia non è sintomo di indifferenza. Forse si tratta solo di una disperata richiesta di attenzione.
Lascia un commento