Il latte dei sogni

Biennale Arte di Venezia 2022

Un mondo magico, immaginario, in cui la realtà viene trasformata, deformata. L’esposizione Il latte dei sogni, curata da Cecilia Alemani, prende ispirazione dal libro omonimo di Leonora Carrington, in cui la metamorfosi è protagonista.

Nel periodo in cui ci troviamo, dove ogni certezza è messa in discussione, Cecilia Alemani offre agli artisti la possibilità di fornire la propria visione della realtà: utopica, distopica o sfacciata che sia.

“Il latte dei sogni non è una Mostra sulla pandemia, ma registra inevitabilmente le convulsioni dei nostri tempi. In questi momenti, come insegna la storia della Biennale di Venezia, l’arte e gli artisti ci aiutano a immaginare nuove forme di coesistenza e nuove, infinite possibilità di trasformazione.”

Cecilia Alemani – curatrice Biennale Arte di Venezia 2022

Metamorfosi e legami

E così Venezia diventa un punto d’incontro e di contatto per 213 artiste/i provenienti da 61 nazioni, che analizzano la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi, la relazione tra gli individui e le tecnologie, i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra. Individui ibridi e multiforme si collegano all’esoterismo e alla stregoneria del passato, ma allo stesso tempo fungono da monito per un futuro sempre più inquietante.

Brick House – Simone Leigh

Individui ibridi e multiforme

Ne è un esempio il manichino in una posa tipicamente umana di Sidsel Meineche Hansen, che lavora sull’accuratezza sempre maggiore con cui gli avatar digitali simulano il comportamento umano. Allo stesso modo Sandra Mujinga ricrea un’atmosfera spettrale con figure aliene e futuristiche che, illuminate da neon verdi, si ergono sui visitatori. Anche l’artista polacca Aneta Grzeszykowska nelle 20 fotografie dalla serie “Mama” mette in discussione il rapporto madre-figlia, mostrando l’interazione tra la propria figlia e una bambola in silicone molto simile all’artista stessa. La bambina a tratti simula il comportamento materno prendendosene cura, a tratti la usa come un giocattolo, rendendo il confine tra animato ed inanimato sempre più labile.

Corpo vs tecnologia

Al corpo si sostituisce la tecnologia, che da un lato volge lo sguardo al futuro, dall’altro si aggrappa alle tradizioni passate. E la mostra Diplomazija Astuta nel padiglione maltese ne è un esempio. Una reinterpretazione innovativa della “Decollazione di San Giovanni Battista”, dove l’opera di Caravaggio si trasforma in un’installazione scultorea cinetica.

Diplomazija Astuta – Padiglione Malta

Pura umanità

Ma se da una parte la vicinanza sociale lascia spazio ad un futuro più tecnologico, per altri artisti l’umanità rimane l’assoluta protagonista. I disegni di Miriam Cahn raccontano le diverse sfumature insite nella condizione umana e liberano una carica emotiva tale da coinvolgere completamente il sentire di chi guarda. I bambini nei video di Francis Alys con il gioco si relazionano al mondo e con una semplicità disarmante riescono a trovare il loro posto felice. Le sculture effimere di Latifa Echakhch a ritmo di luci, creano un ambiente utopico che a tratti disarma a tratti appaga, alcune volte illumina, altre oscura.

The concert – Padiglione Svizzera

Un viaggio antropologico

A pochi giorni dal termine della Biennale d’arte, gli spazi sono ancora gremiti da appassionati e/o curiosi che percorrono un viaggio all’insegna della scoperta. Un viaggio a tratti antropologico che permette di avvicinarsi a realtà distanti. L’arte si fa portavoce di messaggi diversi, che sono però legati dallo stesso bisogno e dalla medesima importanza. C’è chi canta, chi grida, chi sussurra, chi rimane in silenzio e ascolta. C’è anche però chi non può parlare. Il padiglione della Russia quest’anno era chiuso. Agli artisti è stata negata l’espressione. L’arte poteva lanciare un messaggio e raccontare una storia, invece è stata zittita.

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