Il bisogno di fare rap

L’evento “Just flow” approda a Villa Albrizzi

Provocatoria. Ribelle. Sfacciata. Viscerale. Questa è la musica rap. Un pugno allo stomaco, una catena che ti stringe e ti tiene ancorato a terra, una manciata di polvere negli occhi. A tratti fastidiosa, ma almeno ti ricorda che sei vivo.

Il rap nasce come strumento di denuncia sociale, come rivoluzione, per l’esigenza di raccontare le sofferenze e le ingiustizie della vita. Nel corso degli anni però muta e come ogni forma d’arte si adatta alle nuove generazioni. Diventa così lo strumento a cui la generazione Z si affida per raccontarsi. Un diario degli appunti, dove le parole vengono fatte a brandelli e le emozioni sputate in faccia. Una testimonianza senza filtri con cui i ragazzi raccontano il proprio mondo, sfidando quello dei genitori.  Una vera e propria provocazione che, in quanto tale, porta con sé dissensi. E così gli adulti faticano a comprendere questo nuovo canale di comunicazione e anziché usarlo come chiave di lettura, ne prendono le distanze.

Ma da un genere così non si possono prendere le distanze. Va vissuto, sentito, riadattato alla propria pelle. Il rap destruttura i canoni morali di oggi, esalta il materialismo e ripropone il nichilismo in chiave moderna. Quella musica apparentemente priva di contenuti è l’unico modo che molti ragazzi conoscono per lanciare un messaggio. Ragazzi come mio fratello, che ha fatto del rap un vero e proprio strumento di sfogo. Ansia, frustrazione, rabbia, fatica vengono racchiuse e quasi custodite nei suoi testi, come un tentativo di liberazione. Un flusso di coscienza, un’analisi dettagliata di sensazioni, una cruda e brutale descrizione di attimi di fragilità. Negli anni ho imparato a conoscere mio fratello anche grazie alle sue canzoni. Domenica 20 novembre si è esibito insieme ad altri ragazzi.

Lo Spazio Scuderia di Villa Albrizzi con l’evento “Just flow” è diventato palco per rapper emergenti. Un trampolino di lancio per ragazzi con storie diverse, ma con il medesimo bisogno di esprimersi e di mettersi a nudo. Uno spazio per raccontare la propria storia, che è diventato per una sera il posto sicuro di chi da tempo fatica a trovarlo.

Foto di Emanuele Marin


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