Giovedì 20 aprile il Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato la prima nazionale del progetto vincitore del Premio Prospettiva Danza 2022.
Due corpi in un totale stato di apatia che non bastano a se stessi. Voci e suoni confusi dominano la scena quasi a voler confessare o anticipare qualcosa. Una luce blu proietta le loro figure sullo sfondo deformandole. Così inizia “Ototeman_what if”. O meglio, questa è la prima immagine che al pubblico è concesso vedere, come se il sipario si aprisse in una scena che si reitera da sempre. Due corpi indolenti, accasciati che sembrano aver perso la posizione eretta tentano di ritrovarsi, di riconoscersi per poter riconoscere l’altro.
Ieri nella Sala del Ridotto al Teatro Comunale di Vicenza è andata in scena la prima nazionale del progetto vincitore del Premio Prospettiva Danza 2022. In un gioco, in cui la sorpresa è elemento ricorrente e fondante, due anime sono alla disperata ricerca di uno spazio per coesistere, di una nuova connessione, di un punto di contatto, di una ritrovata complicità.
Le interpreti Sofia Galvan e Stefania Menestrina, danzatrici della Compagnia Opus Ballet, ci coinvolgono in un rituale liberatorio dal carattere ironico, ma al contempo estremamente viscerale e carnale. Dalla loro personale esigenza di leggerezza nasce uno spettacolo che è un inno alla libertà e che porta chi guarda a rifugiarsi in ricordi profondi come in una sorta di introspezione e ricognizione emotiva. Un viaggio utopico o distopico dove tutto è possibile, dove ogni individuo ricerca il proprio benessere individuale. Ototeman è una stanza fittizia in cui si può esplorare la parte più istintiva di se stessi, liberando l’io bambino.


La complicità tra Sofia e Stefania è innegabile. La loro somiglianza si fa punto di forza e le loro diversità diventano ricchezza. Due figure a tratti diametralmente opposte si fondono in un un’unica identità fluida che esplora e gioca con i lati primordiali del suo essere, come fossero carte da scoprire.
In una composizione consapevole e ricercata, le due artiste, attraverso un linguaggio di movimento comune, danno vita ad un’esperienza multisensoriale in cui l’attenzione all’estetica e la cura per i dettagli acquistano centralità. In tempi in cui la bellezza è considerata scontata e svalutata, sono felice di aver visto una bella performance, nel senso più completo del termine. Il bello è piacevole e se a questo si aggiunge una profondità narrativa, allora si raggiunge l’obbiettivo.
“Ototeman_what if” termina così come è iniziato, in un’apatia che colpisce e crea un dubbio. Tutto ciò è realmente accaduto o abbiamo semplicemente trovato l’Ototeman dentro di noi?
Rachele Bosa
OTOTEMAN_what if
Di Sofia Galvan e Stefania Menestrina
Co-produzione Compagnia Opus Ballet
Col supporto di Prospettiva Danza Teatro e Scenario Pubblico
Costumi di Francesca Perazzini e Elia Corradini
Light designer Giacomo Ungari
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