Ai “Diamanti” di Ferzan Özpetek

Comincia con un “vaginodromo”, così come lo definisce Geppi Cucciari, l’ultimo film di Ferzan Özpetek. Le sue attrici preferite, le donne che lo hanno accompagnato nella sua carriera, convocate dal regista stesso nella terrazza di casa sua. La richiesta di partecipare a Diamanti. Un film che urla di essere visto, anzi lo sussurra, senza inutili schiamazzi, ma con quel garbo e quella delicatezza insite nelle donne. Come una carezza al cuore.

E così Özpetek ci trasporta nel suo immaginario: anni ’70, quartiere Testaccio di Roma, nella sartoria delle sorelle Canova. Un microcosmo dove le donne sono le protagoniste, tutte alla pari, coraggiose, audaci, impegnate; e dove gli uomini ricoprono solo ruoli marginali. Un universo femminile, massima espressione di fragilità e potenza, di questo ossimoro che porta con sé dello straordinario. Un luogo protetto e quasi surreale popolato da donne emancipate, o che almeno ci provano. Come oggi d’altronde.

Vite cucite e intrecciate, come quegli abiti che tessono con straordinaria minuzia e abilità, impreziositi da quei dettagli che raccontano storie, attimi, passioni e sofferenze. La delusione di Alberta (Luisa Ranieri), leader indiscussa, mascherata da un’algida apparenza. La sofferenza di Gabriella (Jasmine Trinca) segnata nell’animo dalla perdita della figlia. La ribellione di Eleonora (Lunetta Savino) e la sua relazione con un toy boy; la difficoltà economica di Paolina (Anna Ferzetti) rimasta sola con un figlio piccolo. E ancora il figlio hikikimori di Nina (Paola Minaccioni), la sessualità libertina di Fausta (Geppi Cucciari), il matrimonio opprimente e violento di Nicoletta (Milena Mancini) e la cura e la disponibilità di Silvana (Mara Venier).

Un cast eccezionale di veri e propri diamanti, che in questo gioco metacinematografico vediamo prima studiare il copione e subito dopo indossare con estrema facilità quegli abiti che sembrano essere stai cuciti addosso ad ognuna di loro.

Una dedica alla sorellanza e alla solidarietà femminile.

Siamo formichine, sembra che non contiamo, ma tutte insieme facciamo grandi cose…

Un omaggio alla moda e alla sartoria artigianale, celebrata dai magnifici costumi di Stefano Ciammitti. Una dichiarazione d’amore al cinema e alla sua memoria, che lo stesso Özpetek sancisce nella dedica finale a Mariangela Melato, Virna Lisi e Monica Vitti.

Un inno alle donne, alla loro emotività, racchiusa in quei potenti primi piani, e alle mille sfaccettature che le distinguono, le delineano. Preziose come i diamanti!


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