La mostra su Marina Abramović al Gres Art 671
Penso che prima di capire il concetto delle mie opere, si abbia una reazione emotiva ad esse. Per me è questa la giusta risposta all’arte. Deve emozionarti in un certo modo.
-Marina Abramović
Sono bastate poche parole all’ingresso per capire la potenza emotiva che avrei incontrato una volta varcata la soglia. Una potenza di certo intuibile, ma con cui non mi ero mai interfacciata così da vicino.

Breath. Body. The other. Death.
E’ così che la curatrice Karol Winiarczyk ha scelto di concepire questa mostra, come un’installazione immersiva strutturata in quattro capitoli tematici: il respiro, il corpo, l’altro e la morte.
La prima immagine che ho di lei, è il suo corpo ricoperto da cristalli di quarzo, che si muovono sul viso quasi impercettibilmente ad ogni suo respiro. In Dozing Consciousness Marina Abramović riempie i polmoni e struttura il corpo, si connette al mondo esterno e comunica resilienza e resistenza.

Resistenza che non viene mai trascurata nelle sue performance, in cui esplora i confini, trascinando con sé il pubblico in uno stato di catarsi. Accade con l’opera Lips of Thomas dove trasforma il suo corpo in un oggetto sottoposto ad un dolore fisico ininterrotto e in Dissolution, dove si frusta fino al tremore, mettendo in discussione i limiti fisici e mentali. E’ attraverso la resistenza che il corpo si consacra luogo di esplorazione artistica ed esistenziale.
Ma la massima espressione Marina la raggiunge solo attraverso il pubblico, “l’altro“, con cui interagisce, dialoga e che spesso sfida, rendendolo parte integrante dei suoi lavori.
In “Rest Energy” abbiamo una vera freccia tenuta in tensione dal solo peso del nostro corpo e questa freccia punta al mio cuore. Ci sono due piccoli microfoni applicati sui nostri cuori, da cui possiamo sentire i battiti. Man mano che la nostra performance procede, i battiti del cuore diventano sempre più intensi. Sono solo quattro minuti e dieci secondi, ma a me è sembrata un’eternità. Si è trattata di una performance incentrata sulla totale fiducia.
– Marina Abramović

Between Breath and Fire è un racconto intenso e viscerale dei lavori più celebri dell’Abramović, che accompagna passo dopo passo il pubblico fino al confine ultimo, la morte, che, come potevamo aspettarci da un’artista di questo calibro, diventa veicolo di pura espressione.
Seven Deaths è un’esperienza cinematografica. Sette episodi ispirati a sette celebri morti d’opera, accompagnate dalle arie di Maria Callas, un’artista per cui l’Abramović ha da sempre espresso una grande fascinazione. Un incontro tra due anime diverse, legate però da forza e vulnerabilità.

Un racconto tragico e struggente, che non manca di momenti ironici e oserei dire elegantemente kitsch. Basta un’inquadratura di pochi secondi su un Willem Dafoe costretto in una tutina glitterata per strappare un sorriso. E così, senza rendercene conto, la morte viene esorcizzata e ancora una volta l’arte di Marina Abramović centra l’obiettivo e trascende l’esistenza fisica.
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